Compiti a casa: dal carico di lavoro al tempo dedicato

Il tema del lavoro a casa è sempre piuttosto controverso, in ogni ordine di scuola e grado. Le ore pomeridiane dedicate allo studio, in aggiunta a quelle passate in classe, sembrano talvolta non essere sufficienti o funzionali al consolidamento degli argomenti trattati a lezione. L'insegnante, ovviamente, non ha il controllo sullo spazio di lavoro dello studente e questa condizione, che dovrebbe auspicabilmente contribuire alla formazione di un metodo di studio e al raggiungimento di una maggiore autonomia,  finisce di fatto per sortire un effetto opposto negli alunni appartenenti alla fascia medio bassa della classe, i quali si trovano spesso a dover essere accompagnati nel lavoro con lezioni private, sportelli scolastici e pomeriggi di studio guidato.

La mancata capacità organizzativa dei ragazzi si scontra con il carico di lavoro distribuito nelle varie discipline, le quali tendono a contendersi - inevitabilmente - il tempo pomeridiano a disposizione. La diretta conseguenza è un comportamento ben noto in ogni consiglio di classe, ovvero la tendenza degli studenti, dai più bravi ai meno bravi, a concentrare gli sforzi nei giorni a ridosso delle prove di verifica, vanificando di fatto lo scopo del lavoro quotidiano individuale.

Una possibile soluzione potrebbe essere assegnare il compiti a casa andando a richiedere un tempo minimo di esercizio, piuttosto che un carico di lavoro predefinito. In questo modo, pretendendo una costanza quotidiana, l'insegnante potrebbe ottenere molteplici vantaggi, sul piano teorico.

In prima battuta, l'organizzazione del lavoro diverrebbe più semplice e tutte le discipline che prevedono esercizi di tecnica potrebbero essere trattate costantemente, generando un habitus virtuoso che, alla lunga, dà i suoi frutti. 

Un altro aspetto importante da tenere in considerazione riguarda le differenze di abilità e competenze - talvolta molto marcate - tra i componenti della classe. Perché assegnare una decina di esercizi, di cui una buona metà inarrivabili per la camponente debole della classe e l'altra metà fin quasi banali per gli studenti più preparati? Al contrario, assegnando un tempo minimo di esercizio giornaliero e un paniere vasto di esercizi, saranno gli studenti che, in autonomia, impareranno a sceglierli, riconoscendo con l'esprienza anche il loro livello di preparazione rispetto alle richieste. 

Questa libertà di scelta ci porta al terzo aspetto favorevole, ovvero la bassa energia di attivazione richiesta per portare avanti l'allenamento. Pianificando un lavoro quotidiano, anche poco tempo può risultare sufficiente per osservare dei miglioramenti. È decisamente più facile vincere l'inerzia e mettersi al lavoro se l'aspettativa prevede un momento di studio relativamente breve rispetto a tutto il tempo a disposizione. Questa condizione, quindi, potrebbe aumentare la percentuale di studenti allineati con il programma, che riescono a stare al passo un poco per volta.